Storia di Giulia Pagliacci

Il mio DSA è stato diagnosticato solamente durante il terzo anno di liceo.

Prima di allora ero una bambina che faceva tanta tanta fatica a scuola: le tabelline erano impossibili per me, come leggere tante volte ad alta voce, e scrivere tante volte le parole fino a che non smettevo di sbagliarle. Un giorno ci riuscivo il giorno dopo no.

Era un pianto.

E con tanta fatica e tanta pazienza di mia madre ho continuato le elementari con il mal di pancia, con maestre che mi dicevano che mi mancava metà cervello.

Man mano che andavo avanti con gli studi le cose si facevano più difficili, somatizzavo la mia difficoltà e a momenti alterni non volevo andare più a scuola.

Intanto mia madre non si spiegava tutto questo e dal nulla scoprì il mondo DSA girando un internet e le descrizioni coincidevano a me.

Così solo dopo molti anni di fatiche infinite andai a fare le visite. Furono umilianti per me!

Prove semplici per me erano così difficili ed era un disagio. La cosa si faceva sempre più dura!

Psicologi,neuropsichiatri… Io non lo accettavo inizialmente e al liceo i professori anche con la diagnosi conclamata non mi rendevano la vita facile.

Dicevano che ero in gamba e che non avevo nulla di tutto ciò, ma che l’università non era cosa per me.

La mia grande forza di volontà mi ha portato a fare tanti passi avanti e a prendere consapevolezza che

la dislessia è parte di me, ma che non doveva fermarmi.

Ho smesso di studiare per un anno dopo il liceo e l’anno successivo ho scelto di intraprendere l’università.

Oggi sono una laureanda in psicologia e rappresentante degli studenti del mio corso di laurea.

Anche se a volte ci sono alti e bassi, sto imparando a credere in me stessa perché questa è l’arma migliore per motivare qualcuno a fare ciò che gli piace nonostante le difficoltà. E credo che tutti possano farlo!

A volte mi paragono alle persone più brave di me e mi scoraggio tantissimo, ma devo guardare il mio margine di crescita che per me è stato grandissimo in questi anni.

Piano piano questo costume trasparente che prima stringeva, sta cominciando ad essermi comodo, ad essere parte di me.

L’unica spiegazione che ad oggi mi do è questa: “il cervello è plastico ed è qualcosa di meraviglioso”!!!!